Mon Parfum Chéri

Mon Parfum Chéri mi ha accompagnato dolcemente nel passaggio dagli ultimi giorni d’estate ai primi d’inverno, e continuerà a seguirmi ancora per molto.
È una fragranza che ho amato subito per il tipo di femminilità di cui parla, legata non tanto alla seduzione e al desiderio di piacere gli altri, ma alla propria presenza, all’esserci qui e ora, con radici ben affondate nella terra dove maturano le note violacee, rotonde e polverose del rizoma d’iris.
Il profumo è al centro di un gioco di specchi: profondità sinuosa, caleidoscopio di rimandi senza ripiegamenti oscuri, unico apparente mistero l’impalpabile velatura del tempo.
Nel gioco di specchi sono coinvolte quattro donne: Annick Goutal, la figlia Camille, Colette e la creatrice di fragranze Isabelle Doyen.
Mon Parfum Chéri, come molti di voi avranno già avuto modo di leggere, è stato ideato da Camille in onore della madre prendendo spunto da una antica concreta di profumo appartenuta a Colette che Annick Goutal possedeva. Camille vuole evocare l’idea di una bellezza senza tempo e pensa alle protagonista dei film hollywoodiani degli anni Quaranta. Nasce così la fragranza chypre, magica e sofisticata composta da Isabella Doyen.
Le sue nuance polverose fanno pensare con tenerezza alle prime nebbie e al tepore che, in inverno, cerchiamo nelle case, sotto le coperte, tra gli affetti.
Inizia il tempo delle radici e di tutto ciò che cresce sotto la coltre della terra. In questa stagione la frutta estiva è ormai rattrappita sui rami degli alberi dove ha sviluppato le note zuccherine che danno corpo ai vini passiti, ai moscati e ai liquori.
Allo stesso modo, Mon Parfum Chéri non ha note floreali e quelle fruttate ricordano le prugne sotto spirito che le signore conservavano in credenza, dentro belle bottiglie di cristallo molato, per offrirle agli ospiti in certe occasioni speciali.
Il patchouli, morbido e leggermente balsamico, abbassa le luci della composizione trasformandola in un fluido elegante, con quel profilo olfattivo un po’ altero e scuro che, quando ero piccola, era per me sinonimo di “signora”.
Jean Claude Ellena nel suo Journal d’un parfumeur (Sabine Wespieser Editeur, Paris 2011) parla dell’”eleganza volgare del patchouli”. Ho riportato questa frase perché la condivido. In certi profumi chypre, come Femme di Rochas, sento esattamente questa pennellatura, quasi stregonesca. I toni scuri di Mon Parfum Chéri, sono invece privi di volgarità perché la carica sensuale è sublimata a favore di un puro concentrato di eleganza.
Le note polverose del rizoma d’iris, che un sovradosaggio rende protagonista indiscusso della composizione, sono secche e verdi.
Negli ultimi tempi ho avuto modo di risentire numerosi profumi a base d’iris, come Infusion d’Iris di Prada, Iris di Hermès, Bois d’Iris – The Different Company o Iris Poudre di Pierre Bourdon per Etidions de Parfums, ma nessuno si spinge verso declinazioni così asciutte di questa sostanza, privandola della componente burrosa e un po’ infantile. Ho trovato simili accenti solo in Chanel n.19 (sottolineati nella versione Poudré).
La diffusione di Mon Parfum Chéri è ampia e la scia si fa sentire. Amo spruzzarlo sui capelli appena lavati così quando meno me l’aspetto, perché ho fatto un movimento o perché soffia il vento, mi sento circondata da questa meravigliosa fragranza che evoca bellezza eterna. Per un attimo mi chiedo da dove provenga, poi mi ricordo che è Lei! Che sono io. Che è Annick, che è Camille, che è Isabelle, che è Colette… che è tutta una genealogia femminile a cui appartengo.

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