Smell in White – tra visione e olfazione

gennaio 20th, 2012 - autore: admin

In occasione di Arte Fiera Off, Smell Festival Internazionale dell’Olfatto presenta Smell in White rassegna dedicata al profumo e all’incanto del colore bianco. Il Festival che promuove la cultura dell’olfatto e del profumo, intende portare all’attenzione una sfera sensoriale che sempre più sta divenendo veicolo di espressione artistica.
L’evento, tra atmosfere rarefatte e fiabesche, prende il via giovedì 26 gennaio a partire dalle 21,30, nella splendida cornice del Grand Hotel Majestic-già Baglioni.
Naspopercaso (Francesca Faruolo) apre con “Mon seul désir – 5 stratagemmi per attrarre l’unicorno”, un percorso olfattivo realizzato in collaborazione con la perfume gallery Campomarzio70 di Roma e ispirato al celebre ciclo d’arazzi La dame à la licorne (XIV secolo). Segue la lecture di Paola Goretti –antichista storica del costume– dedicata alle implicazioni simboliche racchiuse nella leggenda dell’unicorno.
Nell’ambito di Smell in White l’Antica Profumeria al Sacro Cuore di Bologna, inaugurerà il nuovo e-shop www.sacrocuoreprofumi.it.
Venerdì 27 gennaio, sempre dalle 21,30, la serata è dedicata al cristallo, enigmatico poliedro dai mille riflessi a cui Paola Goretti renderà omaggio, spaziando tra fonti antiche e moderne. Francesca Faruolo svolgerà quindi in collaborazione con Dispar un’excursus  dedicato alle sculture di luce di René Lalique, mago della cristalleria e artefice di magnifiche boccette porta profumo. Il suo mito rivive oggi nelle fragranze dedicate alla trasparenza delle sculture di luce, come Fleurs de Cristal e Lalique de Lalique che festeggia quest’anno i suoi 20 anni con uno spettacolare flacone a tre ghirlande.
La serata si conclude magicamente, con l’oracolo della sfera di cristallo.
L’evento offre anche alcune suggestioni visive legate al tema della rassegna: “Visioni in bianco”, percorso espositivo con opere di Octavia Monaco e Silvia Zagni; e “Oltre il velame” opere di Ketty Tagliatti in collaborazione con MLB-Maria Livia Brunelli Home Gallery.
Durante la serata di giovedì il team di Up and Coming style Magazine, media partner dell’evento, realizzerà uno shooting fotografico ispirato all’immaginario fiabesco e sidereo, a cura della giovane stylist di moda Maria De Los Angeles. Il servizio sarà pubblicato sul n.5 della rivista online.
Infine, per chi desidera proseguire Arte Fiera Off seguendo le suggestioni di Smell in White, l’organizzazione suggerisce una visita al magnifico esemplare di corno di unicorno conservato al Museo Civico Medievale di Bologna, a due passi dal Grand Hotel Majestic-già Baglioni, magari approfittando della White Night del 28 gennaio.

I due eventi di Smell in White sono a ingresso gratuito, rigorosamente con prenotazione obbligatoria.

PROGRAMMA: www.smellfestival.it
R.S.V.P. mail: info@smellfestival.it tel.: 348 4262301
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“Octavia Monaco – visioni in bianco”

“Ketty Tagliatti – la sposa”

“Grossmith – Betrothal”

“Lalique de Lalique – edizione speciale 2012″

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Drops of water

dicembre 10th, 2011 - autore: admin
Sottile, eterea Mona di Orio una delle personalità più affascinanti nell’universo del profumo.
Mi sono imposta di scrivere queste poche righe malgrado il senso di irrealtà che mi circonda e mi attraversa.
Tante persone, come me, l’hanno adorata in questi anni non solo per le sue creazioni, ma anche per la capacità di darsi in pasto a domande e curiosità del pubblico, offrendosi sempre con tanta generosità.
L’ultima volta che l’ho vista non ho potuto fare a meno di scattarle l’ennesima foto, perché la sua presenza aveva deliziato la serata e volevo portare con me un suo ricordo.

Dopo aver dato prova di creatività e maestria componendo una collezione di meravigliose fragranze, Mona è arrivata ad esplorare le proporzioni minime, i singoli accordi e la loro interna armonia animata dalla grande passione per le materie prime che l’ha sempre contraddistinta. Quando parlava di vaniglia, gelsomino o agrumi gesticolava come se tenesse davvero tra le mani baccelli, fiori e frutti e volesse aprirli, per far scaturire tutto il profumo del mondo.

La prima volta che l’ho incontrata, nel 2009 grazie ad Extrait, le ho chiesto quale sarebbe stato l’odore, non ancor inventato, che avrebbe voluto catturare. Nel video che segue è raccolta la risposta che ci diede da cui traspare tutta la sua luminosa vitalità.
Non posso che ringraziarla, nel senso più letterale del termine. Provare cioè a restituire almeno un soffio della grazia che lei ci ha donato.

Mon Parfum Chéri

novembre 1st, 2011 - autore: Francesca Faruolo
Mon Parfum Chéri mi ha accompagnato dolcemente nel passaggio dagli ultimi giorni d’estate ai primi d’inverno, e continuerà a seguirmi ancora per molto.
È una fragranza che ho amato subito per il tipo di femminilità di cui parla, legata non tanto alla seduzione e al desiderio di piacere gli altri, ma alla propria presenza, all’esserci qui e ora, con radici ben affondate nella terra dove maturano le note violacee, rotonde e polverose del rizoma d’iris.
Il profumo è al centro di un gioco di specchi: profondità sinuosa, caleidoscopio di rimandi senza ripiegamenti oscuri, unico apparente mistero l’impalpabile velatura del tempo.
Nel gioco di specchi sono coinvolte quattro donne: Annick Goutal, la figlia Camille, Colette e la creatrice di fragranze Isabelle Doyen.
Mon Parfum Chéri, come molti di voi avranno già avuto modo di leggere, è stato ideato da Camille in onore della madre prendendo spunto da una antica concreta di profumo appartenuta a Colette che Annick Goutal possedeva. Camille vuole evocare l’idea di una bellezza senza tempo e pensa alle protagonista dei film hollywoodiani degli anni Quaranta. Nasce così la fragranza chypre, magica e sofisticata composta da Isabella Doyen.
Le sue nuance polverose fanno pensare con tenerezza alle prime nebbie e al tepore che, in inverno, cerchiamo nelle case, sotto le coperte, tra gli affetti.
Inizia il tempo delle radici e di tutto ciò che cresce sotto la coltre della terra. In questa stagione la frutta estiva è ormai rattrappita sui rami degli alberi dove ha sviluppato le note zuccherine che danno corpo ai vini passiti, ai moscati e ai liquori.
Allo stesso modo, Mon Parfum Chéri non ha note floreali e quelle fruttate ricordano le prugne sotto spirito che le signore conservavano in credenza, dentro belle bottiglie di cristallo molato, per offrirle agli ospiti in certe occasioni speciali.
Il patchouli, morbido e leggermente balsamico, abbassa le luci della composizione trasformandola in un fluido elegante, con quel profilo olfattivo un po’ altero e scuro che, quando ero piccola, era per me sinonimo di “signora”.
Jean Claude Ellena nel suo Journal d’un parfumeur (Sabine Wespieser Editeur, Paris 2011) parla dell’”eleganza volgare del patchouli”. Ho riportato questa frase perché la condivido. In certi profumi chypre, come Femme di Rochas, sento esattamente questa pennellatura, quasi stregonesca. I toni scuri di Mon Parfum Chéri, sono invece privi di volgarità perché la carica sensuale è sublimata a favore di un puro concentrato di eleganza.
Le note polverose del rizoma d’iris, che un sovradosaggio rende protagonista indiscusso della composizione, sono secche e verdi.
Negli ultimi tempi ho avuto modo di risentire numerosi profumi a base d’iris, come Infusion d’Iris di Prada, Iris di Hermès, Bois d’Iris – The Different Company o Iris Poudre di Pierre Bourdon per Etidions de Parfums, ma nessuno si spinge verso declinazioni così asciutte di questa sostanza, privandola della componente burrosa e un po’ infantile. Ho trovato simili accenti solo in Chanel n.19 (sottolineati nella versione Poudré).
La diffusione di Mon Parfum Chéri è ampia e la scia si fa sentire. Amo spruzzarlo sui capelli appena lavati così quando meno me l’aspetto, perché ho fatto un movimento o perché soffia il vento, mi sento circondata da questa meravigliosa fragranza che evoca bellezza eterna. Per un attimo mi chiedo da dove provenga, poi mi ricordo che è Lei! Che sono io. Che è Annick, che è Camille, che è Isabelle, che è Colette… che è tutta una genealogia femminile a cui appartengo.

Lorenzo Dante Ferro – intervista

ottobre 3rd, 2011 - autore: Francesca Faruolo
Tra volti noti e meno noti della profumeria più o meno artistica, quest’anno a Fragranze 9, ha fatto la sua apparizione Lorenzo Dante Ferro, maestro profumiere italiano, che si è intrattenuto con il pubblico per poche ore, giusto il tempo per tenere una conferenza nello spazio eventi allestito alla Stazione Leopolda. Qui ha condotto con passione e animosità il suo discorso toccando molti argomenti legati alla qualità delle fragranze, la scelta delle materie prime e lo stile del Made in Italy. La sua ultima preoccupazione sembrava essere quella di promuovere il profumo Amorvero, ragione, o forse pretesto, della sua presenza a Firenze.
Dante Ferro ha creato Amorvero per l’Hotel Hassler di Roma, ma ora la fragranza sarà distribuita nel circuito della nicchia per incontrare un pubblico femminile più ampio.
Ho approfittato di questa insolita occasione per addentrarmi nei meandri della sua attività di profumiere piuttosto atipico, apparentemente defilato, in realtà richiestissimo non solo per la creazione di pregiate fragranze personalizzate ma anche per profumazioni “hors des flacons”.
Ecco alcuni elementi per comprendere il pensiero che sta dietro la sua indiscutibile maestria.

Che cosa vuol dire essere “Maestro Profumiere”, come si acquisisce questo titolo?
Il titolo deriva da una solida formazione e un’esperienza qualificata. La formazione permette di creare una memoria olfattiva, in quanto non siamo nati con una codificazione delle sensazioni olfattive, bisogna costruire questo linguaggio, incamerando le diverse note e studiando le loro combinazioni.
Nel mio caso ho studiato chimica e ho completato la mia formazione a Zurigo. Qui c’erano Givaudan e Firmenich che cercavano collaboratori ed eravamo incoraggiati a intraprendere questo percorso attraverso crediti formativi. Così, un pomeriggio, insieme a un piccolo gruppo di giovani diplomati ho partecipato a un test attitudinale e il mio è risultato il migliore. In seguito mi sono stati offerti contratti che mi hanno permesso di intraprendere una formazione specifica, compresa anche la scuola di Grasse (n.d.r. École de Parfumerie Roure Bertrand Dupont). Poi sono arrivati gli incarichi a Londra, quattro anni a New York, quindi a Parigi dove la professione iniziava a diventare davvero impegnativa specialmente per me che non ero Francese. Ero troppo giovane per impegnarmi in scaramucce campanilistiche, sono quindi rientrato in Italia e ho dato avvio alla mia impresa. Abbiamo iniziato nel 1982 e il prossimo anno festeggiamo i 30 anni di attività.

Quando ha preso consapevolezza del suo legame con la profumeria italiana e il Made in Italy in genere?
Da subito direi, perché sul piano culturale ho avuto un particolare supporto: mia madre di Parma, mio padre veneziano. Sono vissuto in un ambiente legato al cibo e la cucina ha influito molto sul mio retaggio olfattivo. Per quanto riguarda il profumo, sia la Violetta di Parma che le colonie veneziane erano particolarmente presenti in casa, e io ho sentito di dare continuità a questa tradizione. Mi sono sempre domandato come mai noi italiani abbiamo perso il primato detenuto in passato, basta pensare a ciò che hanno rappresentato Renato Bianco e Giovanni Paolo Feminis. Essere a Londra e New York è affascinante ma quando si parla di buon gusto sento il bisogno di ricollegarmi all’Italia.
La nostra identità è italiana anche per il tipo di imprenditoria che portiamo avanti: come molte aziende del Made in Italy abbiamo infatti un’impostazione familiare.

Qual è il profumo di cui va più fiero?
Sicuramente il profumo che ho creato per mia moglie: Coeur de Ferrose. Nasce da un precedente profumo, chiamato Ferrose. La parola è una fusione tra “fer” e “rose”, significa quindi “rosa di ferro” (n.d.r. Oppure “rosa di Ferro” con riferimento a cognome di Lorenzo Dante?). La rosa simboleggia la donna: se riesci a non ferirti con le spine, procedendo con tatto e delicatezza, avrai il piacere del suo profumo. Ferrose si basa su un accordo affascinante ed elegante di Rosa Bulgara, Iris, Gelsomino Italiano, Giacinto, Osmanthus, Foglie di Violetta e Mughetto con sfumature di Sandalo, Mirra ed Ambra. Da questa fragranza ho estratto le materie prime più pregiate per creare Coeur de Ferrose, che è il più costoso profumo al mondo. In realtà non è così costoso perché non prevede tutti quei passaggi che aumentano il prezzo, il prodotto, cioè, non viene venduto e rivenduto diverse volte prima di arrivare all’acquirente finale come accade per la maggior parte dei prodotti di profumeria.

Ci racconta la storia del profumo Amorvero che ha presentato a Fragranze quest’anno? Come è avvenuto l’incontro con Campomarzio70 e come è nata la decisione di distribuire Amorvero nel circuito della nicchia?
L’incontro con Campomarzio70 è avvenuto attraverso il titolare dell’Hotel Hassler di Roma. Il profumo era inizialmente destinato alla vendita agli ospiti dell’albergo, poi si è deciso di farne una distribuzione più selettiva.
Sono stato messo in contatto con Campomarzio70 per proporlo al mercato tedesco e russo, dove note di quel tipo sono particolarmente apprezzate. Il profumo è nato infatti per la moglie del titolare che è di origini tedesche.
Amorvero è stato creato con il metodo con cui venivano creati i profumi un tempo… secondo uno stile classico che è il nostro marchio di fabbrica.
Malgrado i continui lanci a cui l’industria del profumo ci ha abituati, i leader del mercato rimangono i profumi di un tempo che, a differenza dei nuovi, non hanno bisogno di tanta pubblicità e di inventare storie fittizie con grandi investimenti di denaro. Nei profumi mainstream la storia vera manca e per questo tutto è così arido.
Per Amorvero siamo partiti da una scelta di qualità delle materie prime: se il profumo fosse stato destinato alla grande diffusione non sarebbe mai stato possibile usarle. Sulle grandi cifre il prodotto avrebbe avuto un costo esagerato. Noi invece siamo stati liberi di scegliere il profilo olfattivo più vicino alla persona per cui è stato creato. Questi sono i vantaggi del profumo personalizzato.

E lei, di che profumo è fatto?
Il mio è poco discriminante, anche le note esagerate sono per me molto gradevoli. Vedo però che i profumi che potrei utilizzare rimangono su una linea molto classica. L’Acqua Admirabilis che abbiamo creato per il café Florian (n.d.r. immagine a fianco), prevede note agrumate – che per un uomo sono un elemento di raffinatezza – senza effetti overpowering. Spesso in profumeria si usano materie prime che hanno una forza estrema che sono ideali per altri impieghi come ad esempio il lavaggio ad alte temperature. Le materie prime con simili capacità di overdose hanno un effetto molto potente. Il loro difetto è che stancano, finita la novità non sono più utilizzabili, mentre i classici rimangono: Eau Sauvage di Dior, Vetiver di Guerlain…
Oggi i grandi stilisti si sostengono sulle vendite dei profumi perché la moda è talmente astratta che ogni 6 mesi deve uscire del nuovo, ma se va in giro noterà che l’uomo in genere il più delle volte opta per una giacca blu, raramente ne indossa una rosa.

Il suo lavoro non è solo sui profumi personalizzati, ci racconta altri rami di questa attività?
Abbiamo profumato eventi, come i concerti di Jovanotti, mostre d’arte come quella di Gaetano Pesce alla Triennale e la World Art a Venezia dove giovani artisti espongono nella vecchia fabbrica della Colussi a cui abbiamo dato un profilo olfattivo richiamando l’aroma del biscotto. Stiamo preparando anche una serie di fragranze per i golfisti.
In questo modo usciamo dall’ambito esclusivo del profumo in boccetta, legato al desidero delle persone di acquistare un prodotto per diventare più attrattive, e ci rivolgiamo all’ambiente e all’interazione con altre forme d’arte.

Quali sono gli obiettivi che le rimangono da raggiungere, i desideri che vorrebbe realizzare nel suo lavoro dopo tanti anni di esperienza?
Questo è un lavoro di passione, mi piace perché non c’è mai un momento uguale all’altro e creare un profumo abbraccia moltissimi aspetti diversi tra loro. Per esempio c’è tutto un contesto sociale geopolitico che riguarda la reperibilità di materie prime da varie parti del globo, che comporta una conoscenza di ciò che succede nel mondo per poter capire gli approvvigionamenti. C’è poi l’attività più strettamente creativa che può includere anche la collaborazione con altri artisti, chef, pittori, scultori.
Ciò che faccio è cogliere gli stimoli che provengono dal mio lavoro in un mercato aperto che non ha frontiere. Sono quindi appagato dalla mia attività quotidiana. Se proprio devo pensare a un’ambizione da perseguire, direi quella di portare la tradizione del profumo italiano a una conoscenza sempre più ampia.

Ci sono colleghi italiani con cui lei sente di poter fare forza sul tema del Made in Italy?
Sinceramente faccio un po’ fatica. In Italia manca la formazione e io ho un curriculum iniziale molto dettagliato a contatto con scuole e aziende in Francia e Svizzera. Mentre di molti non si sa dire da dove provengano. Ho sofferto i primi dieci anni della mia formazione perché era difficilissimo apprendere la tecnica. Lo studio era costante: se vogliamo togliere le 7-8 ore di sonno, tutto il resto era dedicato all’apprendimento. Siamo in un settore non codificato, dove prima di poter impiegare una materia è necessario capirla a fondo nella sua essenza e nel contesto in cui viene applicata. Oggi in Italia spuntano nuovi creatori di fragranze, ma manca il retaggio professionale.
I miei riferimenti sono Jean Carles che ha dato varietà alla profumeria, Jean-Paul Guerlain che ha creato classici di grande eleganza. Mi fa sempre piacere quando incontro una donna che mi dice “Sono rimasta fedele al mio Mitsouko”.
Noi seguiamo questo filone e le persone si stupiscono quando sentono l’impostazione dei nostri profumi. Capiscono che lavoriamo per coloro che apprezzano l’arte della profumeria e non vogliono far parte del branco, ma distinguersi.

Monarchy: eleganza e rigore di una regina

settembre 23rd, 2011 - autore: Francesca Faruolo
Prima di diventare creatore di fragranze Louison Grajcar, alias Libertin Louison, era un promettente stilista. Negli abiti di una sua collezione risalente a dieci anni fa, si ritrova la passione per il colore nero, declinato in tagli geometrici con cadenze morbide e asimmetriche. Tra le sue creazioni, un abito-sottoveste da sera sorretto da due spalline a stecca di balena agganciate ai lobi delle orecchie.

Malgrado il felice esordio nel mondo della moda, Louison decide di prendersi una pausa di studio e di riflessione in cui mette a fuoco ciò che vuole davvero per la sua vita. È in questa fase che si svolge il suo apprendistato come creatore di fragranze presso una scuola di Parigi e nasce l’idea di Technique Indiscrete.
Dopo averlo incontrato e apprezzato le sue creazioni nel corso della scorsa edizione di Fragranze, l’ho ritrovato con piacere quest’anno, e ho saputo che è ormai pronto ad abbandonare la Francia per tornare al suo paese di origine: il Belgio.

La scelta non è semplice, specialmente perché Louison detesta la situazione politica del Paese. “Di recente ho assistito a un episodio di razzismo”, racconta, “In questo momento in Belgio c’è un clima di intolleranza e odio da cui vorrei stare lontano”.
La sua sensibilità verso le questioni sociali è ormai nota. Appena saputo della catastrofe in Giappone ha prodotto una fragranza benefit battezzata For Them che ha venduto attraverso il suo sito, finché il Sig. Kenzo non ha deciso di acquistare tutte le boccette rimaste (il ricavato è destinato alla città di Minami Sanriku distrutta dallo tsunami).
Ora Louison non esita a manifestare la sua posizione nei confronti della questione belga attraverso un profumo, Monarchy, dedicato alla regina Paola (nome completo: Paola Margherita Maria Antonia Consiglia Ruffo di Calabria). Non è una celebrazione della nobiltà, ma un richiamo all’unità della popolazione belga in contrasto con i sentimenti di rivalsa e disgregazione.

La fragranza, con parole di Louison, mostra un carattere “affabile ma deciso”. Ha un profilo fiorito e leggermente poudré, con l’impronta tipica del profumo femminile “di classe”, dove la seduzione dei fiori si stempera in toni pastello, l’esuberanza diventa cordialità. Monarchy regala un’immediata sensazione setosa, da cui emerge poco dopo una base compatta ottenuta con note secche e legnose. L’effetto mi ha sorpreso, perché i due piani quello soft e quello strong, non si succedono l’uno all’altro, ma una volta emersi convivono.
Louison, come stilista, aveva una grande sensibilità verso i tessuti. E in questo caso sembra aver voluto giocare con le textures: da un lato lo chiffon femminile, morbido e leggermente polveroso, dall’altro una materia più aderente e strutturata, in direzione boisé-cuoio.

L’entusiasmo per questa nuova fragranza mi ha spinto a ritornare sulle altre 7 eau de parfums della sua sua collezione di cui già mi avevano colpito Indiscrete, Saffran Nobile e Veloutine.

Libertin Louison è un artista profumiere che farà parlare di sé. Le sue fragranze sono originali e offrono tutt’altro che brevi impressioni. Si basano su una struttura classica, “narrativa”, che permette al profumo di evolvere sulla pelle raccontando una storia. Ha uno stile contemporaneo attraversato da una vena romantica che plasma i chiaroscuri, crea effetti di contrastro e marezzature.
Infine, è una persona che sa trasmettere la propria umanità, e questo gli porterà grande fortuna.

Curiosités

settembre 11th, 2011 - autore: Francesca Faruolo
Il mio cuore è scivolato in questo vasetto di porcellana bianco con volto di fauno in rilievo. È rimasto come incantato lì dentro, dove si apre un piccolo mondo fatto di profumo.
Olivia Giacobetti ha creato questa candela per il 50° anniversario di Diptyque (1961), affascinata dall’idea di evocare l’atmosfera dello spazio di lavoro di uno dei fondatori della Maison, Desmond Knox-Leet, di professione pittore.
Ciò che rende molto interessante Curiosités, è il fatto che non si sviluppa intorno a un fiore o a una materia prima in particolare. Olivia Giacobetti ha costruito l’impressione di una moltiplicità di elementi vicini tra loro, ma distinti:

“Non ho voluto soffermarmi su un unico elemento, ma ho provato a usarli tutti in una sola e unica fragranza”.

Al primo accenno di questo profumo, mi sento come un gatto intento a ispezionare i dintorni di un luogo sconosciuto e attraente. Mi pervade l’odore delle matite, dei fogli da disegno, dei mobili di legno e della polvere che con naturalezza si posa sulle cose immerse in un’atmosfera dolce e familiare. Essenza di cipresso dell’Alaska, legno di rosa, angelica secca, foglie di garofano, resina di storace e ambra grigia, sono alcuni degli ingredienti usati per creare l’idea di questo ambiente, e corrispondono a una catalogazione degli oggetti presenti nella stanza di Desmond Knox-Leet, espressione dei suoi interessi personali e professionali:

“Un bazar di invenzioni, diari di viaggio, odori ed emozioni. I disegni fatti con l’inchiostro a china, i libri, le scatole di acquerelli, le collezioni di sassolini, di conchiglie, di legni sconosciuti, di spezie e di foglie essiccate…”

Queste elencazioni, fornite da Giacobetti, e il nome stesso della fragranza suggeriscono un richiamo ai cabinet de curiosité, gli ambienti dove un tempo venivano riposte intere collezioni di oggetti insoliti e rarità. La fascinazione verso queste antiche vetrine delle meraviglie, che oggi è molto viva in termini di citazione estetica, trova una espressione olfattiva con Curiosités di Diptyque, grazie all’intuito di Olivia Giacobetti il cui motto creativo è: “Cercare, inventare, allontanarmi dai sentieri battuti”. In una parola, e lo dimostra sempre, curiosità.

Domenico Remps, Cabinet de curiosités, 1675

Casajordi, Le cabinet de curiosité

Florence Le Maux, Cabinet de curiosité © Franck Schmitt

Fragranze N.9: siamo troppo complicati?

settembre 10th, 2011 - autore: Francesca Faruolo
Dopo la prima esaltante giornata a Fragranze n.9 è impossibile non trattenersi, malgrado la stanchezza e l’orario, nel tentativo di dar forma scritta alle prime impressioni generali. Vagolando a lungo tra gli stand e gli eventi (sempre più numerosi, sempre più interessanti) parlando con i creatori di fragranze e annusando le prime novità mi sono ritrovata nella condizione di sempre… desiderosa di conoscere più a fondo i dettagli relativi alla composizione, non solo le piramidi olfattive, ma anche l’origine delle materie prime, il modo in cui sono state lavorate, la ragione della loro scelta e così via.
Un po’ come se mi trovassi davanti a un piatto dall’aroma invitante e, ispezionando con la forchetta, cercassi di vedere cosa contiene prima ancora di assaggiarlo, gustarlo e inghiottirlo.
Ma un profumo è proprio come una pietanza?
Mai come quest’anno ho avvertito a Fragranze una forte propensione a inserire il profumo nel circuito dell’arte, con modalità e filosofie differenti, certo, ma comunque questo indirizzo è palpabile. E se si tratta di arte, arte olfattiva in questo caso, allora la dobbiamo valutare secondo le impressioni fisiologiche istintive, il “mi piace” e “non mi piace” per intenderci, o possiamo dar corda a tutte le articolate suggestioni della mente, mettendo in moto occhi, tatto, gusto, intelligenza, critica, curiosità, conoscenza per produrre infine un consapevole giudizio su ciò che ci viene proposto?
Molti creatori di fragranze vorrebbero che le cose fossero più semplici: c’è chi non offre al pubblico nemmeno il supporto della piramide olfattiva e chi si trova un po’ spiazzato in presenza appassionati saccenti, veri e propri geek del profumo, che pongono domande critiche ed estremamente informate, avanzando supposizioni, confronti, parallellismi e riferimenti alla storia del profumo dall’antico Egitto ai nostri giorni. Benché in costante dialogo con i blogger, Pierre Guillaume mi ha confessato di essere un po’ stanco di questo approccio: “Quasi sistematicamente, come è accaduto per il mio bestseller assoluto, Louange Profane, i miei migliori profumi sono stati stroncati in rete dagli appassionati di fragranze, eppure sono campioni di vendita in profumeria, perché le persone apprezzano cose, magari semplici, ma ben fatte”.
Questa affermazione era la risposta a un quesito un po’ provocatorio che gli avevo posto su Ciel d’Airair, sua creazione per la linea Huitième Art: “Sei sicuro che le persone vogliano davvero profumare di albero di pero?”. Controbattendo senza la minima ombra di acrimonia per la domanda impertinente, Pierre Guillaume mi ha fatto notare che profumare di albero di pero non è poi molto diverso dal profumare di albero di fico o perfino “di chiesa”, alludendo, naturalmente, a sentori ormai molto comuni nelle fragranze.
Ciò che la mia domanda nascondeva, e che Guillaume ha colto perfettamente, è la ricerca di suggestioni sensazionali (“il fiore esotico” come dice lui).
Forse siamo davvero un po’ complicati.

Mi fa riflettere su questo anche Francis Kurkdjian, con cui ho avuto modo di parlare nel corso della presentazione dell’installazione “La luce degli innocenti” da lui realizzata in occasione di Fragranze presso l’Istituto degli Innocenti, la più antica istituzione pubblica italiana dedicata alla tutela dell’infanzia. Quello dell’infanzia è un tema che Francis Kurkdjian ha sfiorato in diverse occasioni attraverso le sue famose bolle di sapone profumate, usate per creare scenografie molto suggestive, e proposte anche come prodotto della sua Maison con il nome di Les bulles d’Agathe. Ora ritorna in azione con “La luce degli innocenti” installazione realizzata disponendo decine di candele con due stoppini luminosi che ricordano gli occhi dei bimbi. Nella piccola chiesetta dell’Istituto, il pavimento è ricoperto da un tappeto di candele profumate che proiettano la loro luce sulle pareti grazie a una palla da discoteca, alleggerendo l’atmosfera con note di vivacità. Recita l’invito: 

Centinaia di sguardi scintillanti nella notte giocano con la luce e il vento. I loro battiti di ciglia diffondono un profumo di spensieratezza, legnoso, speziato, fruttato e poudré, che danza.

Ho chiesto a Francis Kurkdjian quale ritiene sia la connessione tra il profumo e il mondo dell’infanzia e lui mi ha risposto: “Il profumo è strettamente legato al nostro bambino interiore che possiede le sue verità,  conosce istintivamente ciò che gli piace e che cosa no, e i suoi giudizi sono spontanei. Poi possiamo aggiungere l’analisi, il ragionamento, ma questo approccio è sempre alla base del primo impatto che abbiamo con le fragranze“.

Sempre più spesso con la mia attività di Smell Festival incontro persone che, pur non essendo accanite annusatrici di profumo, partecipano all’evento con una profonda gioia, ringraziando l’organizzazione per aver realizzato una manifestazione dove la conoscenza raggiunta attraverso l’inteligenza dei sensi, delle emozioni e del corpo, assume la propria dignità. La voglia di semplicità, cioè di cose e sensazioni più immediate che toccano la sfera emotiva, e che non sono meno importanti e profonde solo perché non sono circoscritte al labirinto cerebrale, è riconducibile al desiderio di umanità, di occhi che luccicano nella notte, di intrecci tra gli esseri che passano attraverso vie empatiche.

Tutto questo non pone un veto sulla possibilità di applicare gli strumenti dell’analisi e della critica a ciò che sentiamo, o continuare a tempestare i creatori di fragranze di domande articolate nel tentativo di scomporre in pezzi separati ciò che loro hanno tanto faticosamente composto in armonia, anzi. Ma è anche vero che la massima espressione del nostro amore per le fragranze risiede nella capacità di ricavarne un piacere estetico.
Piacere che spesso può essere ricondotto alla prima emozione che un profumo ci dona quando incontra il favore del nostro inner child.

Resoconto Smell Festival – Seconda parte

giugno 19th, 2011 - autore: admin

…la serata dedicata all’incenso sfuma e il giorno dopo, sabato 28 maggio, ci trasferiamo al Museo della Musica di Bologna dove rimarremo per tutto il weekend. La Collezione del Museo della Musica, è stata profumata per l’occasione con le fragranze per ambiente di Memo grazie alla collaborazione con Campomarzio70.
Tra queste la mia preferita è Sexy St Tropez con tuberosa e champagne che si può sentire nella sala dominata da un bellissimo ritratto di Farinelli e da altri ritratti di famosi cantanti e musicisti del XVIII secolo. Per la sala di Rossini, dove sono esposti il pianoforte del compositore, spartiti, ritratti delle sue muse e una poltrona su cui è appoggiata un’elegante vestaglia da camera, scegliamo la sensuale fragranza “speziambrata” Back to Dubaï.
I sentori verdi e il profumo d’abete di Mad about Gstaad si armonizzano con la bellissima stanza boscosa del Museo della Musica, mentre a chiudere il percorso in una sala che raccoglie numerosi strumenti musicali, tra cui anche alcuni bizzarri esemplari, ecco Marrakech Kiss un abbraccio di gelsomino e té bianco. La presenza delle fragranze Memo, ispirate al viaggio, preannuncia il filo conduttore di questa nuova giornata di Smell Festival.

È dalla prima edizione che sogno di poter invitare Renata Ashcar, giornalista, scrittrice e curatrice dell’Espaço Perfume Arte e História di São Paulo.
Sabato mattina Renata è finalmente con noi nella Sala Eventi per parlarci dell’Economia del Profumo in Brasile oggi più che mai dinamica e fiorente. Spiega Renata:

“Quando ho iniziato a scrivere il mio libro Brasilessência trovare esempi di profumi nati dalla creatività brasiliana era molto difficile, ma in pochissimi anni tutto è cambiato e ora per scrivere questa relazione ho avuto solo l’imbarazzo della scelta.”

Renata ha ricostruito per Smell Festival la storia della profumeria brasiliana che ha avuto un importante punto di svolta durante la seconda guerra mondiale quando il Paese iniziò a fornire alle grandi case, le materie prime irreperibili in Europa. Nel dopoguerra iniziarono a installarsi in Brasile le prime industrie straniere e da qui prese il via anche la produzione locale.
Nel 1969 nasce Natura, marchio che copre oggi il 13,2% dell’immenso mercato brasiliano del profumo con un giro d’affari di circa 3 miliardi di dollari l’anno.
Nel 1977 è la volta di O Boticario i cui negozi monomarca sono presenti nel 90% del territorio del paese. Nel 1994 il Brasile apre le importazioni e nel giro di 20 anni fiorisce anche questo settore malgrado l’elevata tassazione dei prodotti esteri che arrivano a costare anche 3 volte in più rispetto agli altri paesi.
“Il Brasile è davvero un paese di grandi opportunità” non fa che ripetere Renata proiettando lo sguardo oltre il proprio interlocutore, come stesse contemplando un futuro radioso.
E l’aspetto più interessante di questa dinamicissima economia è il rispetto e la valorizzazione di quella che José Vincente Marino, vice presidente di Natura, definisce “Brasilianità”.

Natura è davvero un grande esempio in questo senso. Ho già parlato in un precedente post dell’impegno dell’azienda a favore delle popolazioni della foresta Amazzonica. Un’altra caratteristica della linea Natura Ekos è di avere una propria originale palette olfattiva grazie all’impiego di materie prime autoctone. Renata Ashcar ci ha portato numerose essenze naturali dal Brasile e la fragranza priprioca di cui parleremo a proposito del suo secondo intervento previsto per sabato sera e intitolato “Brasilessência”, come il bellissimo libro di cui è autrice.

Mentre si conclude l’intervento di Renata Ashcar nello spazio Tempo, realizzato in collaborazione con il nsotro main sponsor, si sta svolgendo un laboratorio tenuto da Antonella Carobbio e Luciana Ferri, due naturopate a indirizzo psicosomatico e aromatologhe che propongono un percorso intitolato “Alla scoperta della propria essenza”. Entrambe durante il weekend regaleranno al pubblico alcuni momenti di relax con i loro brevi trattamenti di “cromopuntura” e di riflessologia plantare, a cui si aggiunge lo shatsu di Antonella Barberio.

Nella sala eventi, dopo Renata Ashcar, abbiamo l’onore di avere con noi una creatrice di fragranze francese (viene da Grasse per l’esattezza): si tratta di Emilie Bouge autrice dei profumi della sua linea personale Brecourt.
La particolarità di questi profumi è quella di registrare momenti di vita e fissare alcune memorie olfattive raccolte nel corso di viaggi e incontri. La memoria personale e quella collettiva sono entrambe coinvolte secondo Emilie nella percezione di essenze e fragranze:

Esiste una parte del profumo che agisce inconsciamente sulla nostra memoria, che ci riporta alla nostra condizione umana e che difficilmente possiamo analizzare, nonostante essa abbia un’influenza insospettata sulle nostre azioni e sul nostro stato d’animo; esiste poi un’altra parte del profumo che si associa alla nostra storia personale, al nostro vissuto, quella che più facilmente descriviamo.

Emilie è una persona deliziosa e ha accettato l’invito a scomporre alcune fragranze per farci capire meglio “come sono fatte”. Abbiamo potuto così sentire alcune materie prime e accordi separati dalla composizione finale, apprezzando il lavoro sapiente che è stato compiuto per conferire gli effetti desiderati alle fragranze, affinché ispirino emozioni conscie e inconscie.

Nel pomeriggio abbiamo avuto l’attesissima presenza di Yosh Han, creatrice di fragranze di San Francisco, che aveva già conquistato il pubblico durante Smell in Black (ottobre 2010).
Ma quando Yosh chiede quanti tra i presenti hanno partecipato all’incontro precedente, in pochi alzano timidamente la mano. Il pubblico di Smell cambia sempre, e la sala è di nuovo gremita! D’altra parte la presentazione di Yosh è molto originale: si tratta di decostruire un Haiku dedicato alla contemplazione del ciliegio in fiore (Hanami) rituale molto diffuso in Giappone. Nell’affascinante cultura di questo paese, gli Haiku sono spesso associati ai profumi. Quello di Yosh recita così:

Sitting under tree
sake, sakura picnic
hope, love, I want more.
(Yosh Han)

Yosh propone una meditazione aromatica ispirata all’haiku della contemplazione dei ciliegi che passa attraverso l’olfazione di 7 essenze, tra cui leaves (foglie), bark bark (bau bau), Gion incense (Gion è un quartiere storico di Tokio). Il risultato di questo percorso, legato ai 7 chakra è Hanami Haiku una fragranza euforica e fioritissima, con cui Yosh ha imbevuto un abbondante quantità di fiorellini di stoffa: fiori di ciliegio naturalmente. Ho ancora con me un po’ di profumo e se all’inizio mi faceva ronzare la testa adesso lo trovo incantevole e allegro come la primavera. Brava Yosh!

Nello spazio Tempo, intanto, Lisa Bertoni conduce un seminario di yoga sistemico, anche questa connessa all’esplorazione delle dimensioni più sottili e spirituali del profumo.
Ma cos’è lo yoga sistemico?
È una disciplina fondata da Ateeka un’insegnante americana di origine, ma nomade di spirito, che ho avuto modo di conoscere grazie allo Yoga Festival di Milano nel 2010. Ateeka mi ha davvero conquistato per il suo approccio fluido, assolutamente non dogmatico e prescrittivo nell’impostazione delle “asana” ovvero le posizioni del corpo. Lisa Bertoni, sua allieva, ha seguito questa ispirazione proponendo una pratica che ha riscosso molto successo allo Smell Festival. Fedeli allo spirito empirico-sperimentale di Smell Festival continueremo anche in futuro a proporre iniziative legate allo yoga, per addentrarci sempre più in quello che mi piace chiamare “senso interiore”.

Con questo seminario entra in scena un altro partner preziosissimo per Smell Festival che mette a disposizione le materie aromatiche richieste e realizza per noi, tutti i supporti didattici per i laboratori dei bimbi, è la storica Erboristeria Montanari di via Marsala a Bologna, a cui spetta tutta la nostra riconoscenza.

Siamo ormai al termine di questa intensa giornata….
Alle 21,00 mi posso finalmente rilassare in prima fila nella sala eventi del Museo della Musica per seguire Renata Ashcar che ci racconta la storia profumata del Brasile, ovvero Brasilessência.
Ad accompagnare la serata ci sono alcuni oli essenziali brasiliani e la fragranza Priprioca di Natura Ekos, che contiene l’essenza ricavata dalla radice dell’omonima pianta, detta anche “piripiri”. La priprioca ha un profumo che ricorda un po’ il vetiver, ma è molto più etereo e leggermente poudré.
Il flacone assomiglia a un frutto racchiuso in un guscio in terracotta. Adoro l’ispirazione organica di questa confezione!

La presentazione di Renata è molto suggestiva e si inoltra nel profondo della cultura brasiliane e del suo folklore fino a parlarci di Yemaya divinità oceanica, simile ad Afrodite (dea che nasce dalla schiuma di mare) a cui sono cari i profumi e i fiori.
E mentre scorrono immagini oleografiche del mare, raffigurazioni di Yemaya e danze in suo onore, tra essenze di arancio brasiliano e açai, capisco perché la composita popolazione di questo paese è così legata alle proprie tradizioni. E comprendo la ragione del successo di Natura grazie alla scelta di rispecchiare le innumerevoli sfaccettature della “Brasilianità” tra cui feste e rituali legati a una spiritualià decisamente sincretica… un po’ come quella di Smell Festival 2011!

PRIMA PARTE

Resoconto di Smell Festival 2011 – Prima parte

giugno 3rd, 2011 - autore: Francesca Faruolo

Maggio 2011, l’astronave di Smell Festival atterra sulla città di Bologna e in particolare nei Musei civici – Museo Archeologico e Museo della Musica – e in altre due nuove sedi: San Giorgio in Poggiale, ex chiesta divenuta biblioteca di arte e storia e Officine Minganti, ex industria meccanica riconvertita a spazio commerciale.

LA SCELTA DEL TEMA
Con l’edizione di quest’anno mi stava a cuore portare il profumo fuori dai soliti stereotipi che lo assimilano a un prodotto di consumo legato al mercato e alla mode, a un bene tanto edonistico quanto effimero, o a uno strumento di seduzione che fa leva sul nostro retaggio animale. Con Smell 2011 desideravo che aromi, essenze fragranze mostrassero un lato diverso, tornando ad essere ciò che sono stati per secoli, ovvero mezzi di comunicazioni con l’invisibile, l’ultraterreno, l’interiore, attraverso formule rituali da ritrovare, reinventare e soprattutto da condividere.
Pensando al tema di quest’anno ero anche irresistibilmente affascinata dall’elemento “fuoco” che Marcel Detienne, grande studioso di storia culturale e mitologia, ha mostrato essere in stretta relazione con il mondo degli aromi e la dimensione sensoriale del profumo. Questo passo è tratto dal suo libro “I giardini di Adone”:

Nati da una congiunzione eccezionale della terra e del fuoco solare, gli aromi sono un dono della natura selvaggia di cui gli uomini si appropriano con procedimenti diretti a mediare il vicino e il lontano e a collegare l’alto e il basso.

Se l’oro del grano simboleggia l’abbondanza e la fertilità della terra, i grani d’incenso sprigionano il loro aroma nell’arsura, a contatto con il fuoco. Sulla brace la farina diventa pane dall’irresistibile aroma, e gli odori si intrecciano in volute di fumo per giungere al cielo, come offerta, nutrimento dello spirito e degli dei.
La fiamma, protegge e nuoce, riscalda e brucia; la fiamma porta con sé i valori stabilizzanti della civiltà agricola e, insieme, l’antidoto ad essi, sotto forma di passione bruciante, fuoco sacro odoroso e amoroso insieme.

DALL’ORO DEL GRANO AI GRANI D’INCENSO
Martedì 24 maggio nella sezione egizia del Museo Archeologico di Bologna si è svolta la cerimonia d’apertura. Il tema era la fragranza del pane, un profumo che ci riporta alla sfera del quotidiano e, insieme, a quella del sacro. Arte domestica per eccellenza, il pane è un elemento fondamentale della ritualità religiosa come mostra la bellissima selezione di immagini di pani cerimoniali con cui Paola Goretti, antichista e scrittrice, ha voluto accompagnare il suo reading poetico introduttivo.
Il pretesto per sondare i confini tra olfatto e gusto ci è stata prestata quest’anno dalla presenza di uno sponsor importante, il grano biologico khorasan KAMUT®. Si tratta di un’antica varietà originaria dell’Egitto che, come ha illustrato Andrea Gianotti, docente dell’Università di Bologna, si distingue per eccezionali proprietà nutritive e anti-ossidanti.
Hilde Soliani, creatrice di fragranze che si ispira all’alta cucina molecolare, ha curato il percorso olfattivo della serata, facendoci sentire l’essenza di “pula di grano” usata nella fragranza Salissimo che fa parte della sua linea “Profumo e gusto in libertà”. Sempre nel corso della serata, la responsabile della sezione egizia del Museo Archeologico di Bologna, Daniela Picchi, ha condotto una brillante esposizione sulla cultura cerealicola dell’antico Egitto, ricordando che il pane è fin dall’antichità il simbolo per eccellenza dell’abbondanza e dell’offerta rituale. La croce egizia (anch) deriva dall’immagine di una forma rotonda di pane posata su un altare come dono alle divinità celesti.
Divinità celesti che – secondo le credenze del mondo antico – si nutrivano di profumo e che avevano il profumo come proprio attributo. Di questi argomenti ci parla il giorno successivo Erika Maderna autrice del libro Aromi sacri. Fragranze profane (Aboca Edizioni 2010).
C’è una ricetta che si tramanda dall’antico Egitto, al mondo greco, romano fino al Medioevo. È quella del kyphi, un composto da essenze ed erbe aromatiche riproposte oggi da Aboca sotto forma di candele profumate che abbiamo potuto apprezzare con una spiegazione fornita dalla studiosa del mondo classico Erika Maderna.

Giovedì 26 maggio è stata una giornata davvero intensa dal punto di vista dei contenuti ma anche dell’organizzazione, perché abbiamo portato il Festival in trasferta sulla riviera romagnola, vivendo una sorta di road movie. Alla mattina ci siamo spostati a Rimini ospiti di Zonemoda Università di Bologna, dove è avvenuto l’incontro tra il creatore di fragranze Enrico Buccella e gli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Moda. Il Presidente del Corso, Prof. Fabriano Fabbri insieme alla Prof.ssa Antonella Mascio condividono con Smell Festival, fin dalla sua prima edizione, l’intento di portare l’argomento del profumo in ambito accademico.
Enrico Buccella ha svolto uno dei suoi apprezzatissimi percorsi olfattivi distribuendo a ciascun partecipanti un albo con decine di touche imbevute di essenze odorose naturali e di sintesi. Un’occasione imperdibile per esplorare le materie prime del profumiere e il loro ruolo nella composizione di un profumo.
Quest’anno sono arrivati a Zonemoda anche Lisa Bonfatti di Campomarzio 70 insieme a Vero Kern e Yosh Han che hanno tenuto la conferenza del pomeriggio intitolata Dal negozio alla perfume gallery. Lisa Bonfatti ha raccontato l’esperienza di Campomarzio70 nell’ambito della profumeria artistica dalle origini fino alla creazione di uno spazio di nuova concezione in via Vittoria a Roma dedicato non solo alla vendita ma anche alla promozione della cultura del profumo.

Tornati nell’entroterra dopo questi entusiasmanti incontri, abbiamo piantato la bandiera di Smell Festival alle Officine Minganti, situate nel quartiere multietnico della Bolognina. Qui ci aspettava Giuditta de Concini insegnante e danzatrice di Barata Nathyam (la danza tradizionale del sud dell’India) per dar vita a Rasa Lila, il profumo dell’India in una danza. Si tratta della prima “Smell Produzione” di quest’anno nella quale avevo il compito di accompagnare lo spettacolo di Giuditta, dedicato agli amori di Krishna, con l’olfazione di alcune essenze ricordando il loro valore spirituale e religioso nella cultura indiana. La chiamo Smell Produzione perché si tratta di una proposta originale nata dal Festival che intendiamo riproporre su richiesta, anche in altre occasioni.

Non ho fatto in tempo a riporre le mouillettes imbevute di Chandana, Ketaki, Kunda, Padma, che già era ora di raggiungere il Museo Archeologico di Bologna per uno degli eventi più attesi.
Giovanni Padovan della profumeria Al Sacro Cuore di Bologna, partner “storico” di Smell Festival, ha scelto questa occasione per presentare in anteprima la sua linea di fragranze Fior di Pelle racchiuse in un elegante cofanetto a forma di libro con testi poetici di Paola Goretti.
Spiega Giovanni Padovan:

Le poesie sono state composte ancor prima di sentire le fragranze, non vogliono perciò essere un supporto didascalico, una spiegazione dei profumi, ma una suggestione ulteriore che si aggiunge e si somma a quella dei profumi stessi.

L’olfazione delle fragranze si è svolta nel bellissimo chiostro del Museo Archeologico animando una serata davvero incantevole. Sono particolarmente orgogliosa di questo evento perché Smell Festival è stato complice l’anno scorso dell’incontro tra Giovanni Padovan e Paola Goretti che ha dato origine alla collaborazione artistica sbocciata con queste creazioni.

Nella giornata di venerdì sono concentrate quattro iniziative tutte di grande rilievo. La prima è quella delle ore 17,00 con il primario di otorinolaringoiatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, Prof. Matteo Richichi. L’incontro, realizzato in stretta collaborazione con Tempo, il main sponsor di Smell Festival, ha per titolo: L’olfatto si svela. Il Prof. Matteo Richichi ha parlato in particolare dei fattori che compromettono la percezione degli odori, come le riniti e le ormai sempre più diffuse allergie. Le allergie, ha spiegato il Primario, sono conseguenza dell’inquinamento ambientale, ma anche dell’abitudine a vivere in ambienti troppo sterili: in questo modo si alza il livello di reattività degli anticorpi e diventiamo troppo sensibili alle cariche batteriche.
Dopo aver preso nota di alcune indicazioni utili a tenere in buona salute noi e il nostro olfatto, proseguiamo Smell Festival con un’altra ospite attesissima: Nuria Calduch Benages docente di letteratura sapienziale presso la Pontificia Università Gregoriana.
Un incontro davvero speciale per me. Mi sono imbattuta nel libro Il profumo del Vangelo quasi per caso e inizialmente ero portata a pensare che il titolo fosse pretestuoso, ma la biografia dell’autrice (che vi invito a leggere) mi ha decisamente incoraggiato ad approfondire. Mi sono così resa conto che non solo si trattava di un testo di grande spessore, ma che parlava davvero di profumo in relazione a episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento e ad alcune figure femminili. Nuria Calduch Benages ha rivolto il proprio interesse su un argomento ambivalente come quello del profumo, che, in contesti religiosi, è un tipico bersaglio di condanna morale.
Nel libro di Nuria Calduch Benages il profumo assume invece ben altra valenza. Nell’episodio di Maria di Betania riportato nel Vangelo di Giovanni, Giuda rimprovera duramente l’uso della costosissima essenza di nardo da parte della donna per ungere i piedi di Cristo, lamentando che con i soldi spesi per l’acquisto della fragranza si sarebbero potuti sfamare i poveri. Gesù inaspettatamente mette a tacere il discepolo e difende l’offerta di Maria di Betania.
La fragranza del nardo che riempie la casa è portatrice di un messaggio che non passa attraverso la via della ragione e del linguaggio verbale, ma si esprime in una vivida esperienza emotivo-sensoriale, anticipazione della morte e della resurrezione di Cristo.
Nuria Calduch Benages si sofferma su un altro episodio raccontato nel Vangelo di Luca. È la storia della “pubblica peccatrice” in cui il gesto di spargere il profumo da parte della donna assume il significato di un profondo atto di amore.
Luca racconta che una sconosciuta senza nome, sfidando tutte le regole sociali, riesce a intrufolarsi in casa di Simone dove si trova Gesù insieme agli apostoli. Arrivata coraggiosamente al suo cospetto, senza timore di essere giudicata e condannata, gli si getta ai piedi, li unge con un olio profumato e li asciuga con i propri capelli. Perché questo gesto? Dal libro Il profumo del Vangelo (Paoline Editoriale Libri 2007):

La donna desidera mostrare con un generoso dono quanto il suo cuore prova per Gesù. L’olio profumato è un liquido pregiato in serbo per occasioni straordinarie, eccezionali. Ricordiamo il profumo di nardo puro che con la sua fragranza riempì la casa di Maria di Betania. Il profumo non si dona a chiunque, ne’ si usa inutilmente. È un dono destinato a dimostrare deferenza a persone molto amate.

Il pubblico si commuove quando Nuria Calduch Benages, spiega con parole toccanti e prive di retorica, che l’amore, come quello della donna che sfida le leggi della società ebraica, è l’unica forza che porta a superare tutte le paure. E il profumo, dono per eccellenza, può essere espressione di questo intenso amore.

Mentre Nuria Calduch Benages parla al Museo Archeologico mi trovo al contempo, quasi per magia, alle Officine Minganti dove Domenico Lannutti e Gaby Corbo danno vita a uno scoppiettante Aromagic Show.
Potrei scrivere molto su questo spettacolo nato dall’insanabile appetito intellettuale di Domenico Lannutti. Già un laureato in Economia e Commercio che fa l’attore comico la dice lunga sulla trasversalità dei suoi interessi. Incuriosito da Smell Festival e dall’universo degli odori Domenico ha costruito insieme alla sua collega e compagna Gaby Corbo uno spettacolo che, combinando comicità, magia e acrobazia, ruota attorno alla figura di un venditore ciarlatano. Smell 2011 tratta il tema della spiritualità con diversi registri linguistici. In questo caso il Mago della Maiella, il mago che scaccia la iella con l’ausilio di una fragranza di propria invenzione, ci ricorda tra corna, scongiuri e balsami miracolosi, i riti apotropaici tanto radicati nella cultura popolare.
Noi che esploriamo l’universo olfattivo siamo tutti debitori nei confronti di Alain Corbin che proprio partendo dai bisogni e le vicende quotidiane del corpo ha costruito la sua Storia sociale degli Odori e siamo debitori verso Piero Camporesi, insigne professore dell’Università di Bologna, che sempre al corpo ha fatto riferimento restituendoci pagine vividissime di storia sociale.

L’insegnamento di Piero Camporesi è stato raccolto, tra gli altri, da Paola Goretti, antichista, docente e scrittrice, ormai di casa a Smell Festival, a cui ho chiesto per questa nuova edizione un contributo non tanto sul piano storico e scientifico, ma su quello artistico e poetico. Nasce così un’altra produzione originale di Smell Festival: l’Oratorio dell’aria Profumante proposto in forma di reading nel corso di 3 appuntamenti del Festival. Il primo movimento si è svolto durante la serata inaugurale Dall’anima della terra, il profumo del pane di cui ho già parlato. Il secondo ha avuto luogo venerdì 27 maggio in una delle sedi che fanno parte di Genus Bononiae, progetto Museale realizzato con la consulenza artistica di Philippe Daverio che è stato da poco inaugurato ufficialmente a Bologna.
Lo spazio è l’ex chiesta di San Giorgio in Poggiale dove si possono ammirare una “delocazione” e una scultura dal titolo Campo dei Fiori dell’immenso Claudio Parmiggiani.
Sullo sfondo di queste opere nate dal fuoco e dal fumo, si è svolto Incensazione, un rito di fumigazione che costituisce il secondo movimento dell’Oratorio dell’aria profumante con la voce narrante di Paola Goretti, gli incensi di Vero Kern, e le musiche di Pino Caruso.
Le profumazioni proposte da Vero Kern erano: olibano, sandalo, un incenso alla rosa prodotto dai monaci del Monte Athos e un incenso da lei creato per un bagno di Zurigo.
Gli incensi sono stati bruciati usando a un bellissimo turibolo dotato di 12 campanelli messo a disposizione da Padre Dionisius della Chiesa Ortodossa di via dei Griffoni a Bologna per gentile interessamento di Giovanni Padovan e Lia Lo Brutto della Profumeria Al Sacro Cuore che ringrazio.
La “turibolante” ovvero colei che si è prestata allo spargimento del fumo odoroso durante la cerimonia, con ondeggiamento da destra e sinistra come da raccomandazioni del parroco, è Veronica Faruolo, vice presidente dell’associazione Orablu che promuove Smell Festival. Ringrazio di cuore anche lei.
E ringrazio soprattutto Campomarzio70 che ha contribuito a questo evento dandoci completa fiducia e dimostrando una grande apertura verso esperienze nuove e modi insoliti di coinvolgere le persone intorno ai profumi, valorizzando arte e conoscenza.

FINE PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

Sempre me bruciavate dentro ai bracieri
nelle serate dell’eloquenza, nelle notti d’Antiochia
si bruciava l’incenso e si bruciava me
di crepe crepitando di venature negli alambicchi.
A volte il fumo mi usciva dal petto, altre dal cuore
e altre ancora dalla cima del capo, dalla cima del mondo
e anche dai sensi, i soprasensi belli, anche a cavallo della terra
dal fango magnifico più ispirato, dal fango mortificato
e molte volte, soprattutto dalle radici, dalle fauci.
(Paola Goretti – Incensazione)


Profumi in arrivo

marzo 12th, 2011 - autore: admin

Approfitto del convivio di nasi nella perfume gallery di CampoMarzio70 a Roma per annusare qualche nuova creazione. Mona di Orio si sfila i guanti rossi in pelle e inizia a spruzzarmi una nuova trilogia di Les Nombres d’or, la linea dedicata all’esaltazione delle materie prime naturali secondo un ideale di bellezza ed equilibrio essenziali. Inizia con un sublime vetiver che, unito a zenzero, pompelmo e altri ingredienti, offre il lato più raffinato di sé ripulendosi di ogni residuo “greve” dovuto alla sua stretta parentela con l’elemento terra.
Il secondo profumo di Mona è una tuberosa colta nel suo primo sbocciare, asciugata dell’eccesso di carnalità per cui è celebre. La nota di testa contiene bergamotto, mentre il cuore è assoluta di tuberosa indiana unita a ylang ylang e rum per renderla più “naturale”. Si, anche la naturalezza delle materie prime naturali si ottiene ad arte!
E’ ufficiale, mi sto riconciliando con la vaniglia. Il terzo flaconcino di Mona di Orio è un profumo basato su questo ingrediente che, forse per via del connubio con ylang ylang, assume una sembianza più burrosa, tenuamente dolce, rotonda ed emozionante.

Trovo che sia un profumo particolarmente intimo, rimane aderente alla pelle, non crea nuvole odorose. Durante la giornata ogni tanto torno ad annusarmi il polso, per trovare un po’ di conforto emotivo. Ma non è un conforto di tipo “alimentare”, no, qui la vaniglia vuole essere elegante. E questa parola Mona di Orio la ripete diverse volte con risolutezza.

Salutata Mona, raggiungo Yosh Han per una breve intervista. Novità nell’aria? Si, naturalmente, ma non per chi durante Smell in Black (ottobre 2010) ha potuto sentire in anteprima “Sombre Negra” una pozione magica che, come si desume dal nome, aspira a entrare in contatto con il lato ombra, l’inconscio. L’esperienza mi è sembrata più piacevole che inquietante, si tratta comunque un bel salto dopo i 6 luminosi profumi di Evanescent Collection.

Vero Kern era in compagnia di Isidoro, il suo griffoncino nero. Naturalmente le ho chiesto notizie sulle composizioni su cui sta lavorando, ma è ancora troppo presto. Anche se certe idee sono carne della sua carne le esterna solo quando è certa che assumeranno forma concreta. E noi aspettiamo pazienti, come Isidoro nella sua calda cuccetta imbottita.

Gli incontri proseguono con Andy Tauer che fa sentire a me e a Hilde Soliani una fragranza appena ultimata: Linden Blossom. Mentre annuso la mouillette, Andy decanta le qualità dell’essenza di fiori di tiglio che ha trovato presso una piccola azienda in Bulgaria. Nell’entusiasmo trascrive persino l’indirizzo internet del fornitore consigliando a Hilde di provarla assolutamente. Trascrive anche altri indirizzi di fornitori per l’incenso, tutte piccole aziende produttrici di cui ogni tanto si avvale nella sua infinita ricerca dei migliori ingredienti per realizzare le sue idee.
Tornando alla fragranza: dopo l’apertura in odor d’esperide (bergamotto e limone) inizia fluidamente la fioritura del tiglio, che rimane tenue, “piumata”, quasi infantile. Direi che è il profumo della primavera alle porte, e non importa se il fiore di tiglio in realtà sboccia d’estate.

CampoMarzio70 guarda lontano

marzo 12th, 2011 - autore: admin

Ieri, venerdì 11 marzo 2011, ho avuto il piacere di partecipare all’inaugurazione della prima Perfume Gallery d’Italia, ma potremmo dire anche del mondo. Un luogo dal concept unico che CampoMarzio70 ha aperto in via Vittoria a due passi da piazza di Spagna. Tutte le strade del profumo portano a Roma, per lo meno nel progetto ambizioso della famiglia Di Liello, un team ormai assodato che coniuga capacità imprenditoriale e fiuto per le idee. Il nuovo spazio è il coronamento di un lungo percorso che ha portato CampoMarzio70 ad aprire due profumerie artistiche nel centro storico di Roma e a diventare di recente anche distributore italiano e internazionale di alcuni marchi come vero.profumo, Yosh, Grossmith, Memo, e altri ancora.

C’è molta emozione al momento della presentazione ufficiale, di fronte a una platea di creatori di fragranze, giornalisti e addetti ai lavori. C’è emozione perché via Vittoria è una grande scommessa, uno di quei progetti che si possono perseguire solo  fidandosi del proprio ventriglio. Ovvero sentendo che i tempi sono maturi per proporre al pubblico un approccio diverso all’arte del profumo, che si arricchisce di momenti di approfondimento interdisciplinari, connubi con artisti, come lo scultore Andrea Salvetti che espone alcune opere nello spazio di via Vittoria, e incontri con i “nasi” come quelli che hanno preso parte all’evento inaugurale (la lista è troppo lunga da riportare qui).
La nuova Perfume Gallery è uno spazio vendita, si, ma incentrato sulla socialità e sull’idea che il profumo è veicolo di storie, concetti, visioni da cui nascono esperienze estetiche non meno importanti di quelle che si provano leggendo un libro, ascoltando musica, ammirando un quadro.
Fedele a questa filosofia, CampoMarzio70 ha creduto fin dall’inizio in un’altra scommessa: quella di Smell Festival dell’Olfatto che porta essenze e profumi nei Musei di Bologna.

Chi ha rubato la marmellata?

febbraio 6th, 2011 - autore: Francesca Faruolo

Genitori esasperati dalle piccole bugie dei vostri figli, ecco finalmente un metodo scientifico per smascherarli con un po’ di semplice spirito d’osservazione
Il Dr Alan Hirsch, direttore della Smell&Taste Treatment and Research Foundation, già autore di oltre 200 ricerche sui due sensi chimici, ha rilevato che quando una persona mente, il naso si congestiona. Questo provoca l’emissione di istamine da parte delle mastcellule, da cui un prurito al naso che il Dr. Hirsch ha battezzato “Pinocchio Sign“.
E ora si tratta di verificare se gli stessi sintomi rimangono anche nell’adulto.

Da Hilde Soliani “Conaffetto” (video)

dicembre 13th, 2010 - autore: Francesca Faruolo

Immaginate Hilde Soliani mescolare una materia densa e opalescente, armata di presina e frusta da cucina. Fumo bianco e gelido che scende a cascata da un contenitore d’acciaio, su cui lei soffia creando nuvole criogeniche. Ecco la scena a cui assisto durante la presentazione dell’ultima creazione di questo naso: “Conaffetto”.

Il fumo bianco e gelido non è altro che azoto liquido con cui Hilde Soliani mette a punto la composizione dei suoi profumi. È una tecnica mutuata dall’alta cucina di Ferran Adrià (oltre che dai numeri di magia), che le permette di “equalizzare” i profumi, in modo rapidissimo e con ottimi risultati.
In questo caso il procedimento è applicato a “Conaffetto”, fragranza minimalista ottenuta con solo 3 ingredienti: neroli (fiori d’arancio) e mandorle zuccherate.
Hilde l’ha creato per un’amica che convolava a nozze, ma data la sua riuscita l’ha ora proposto a un pubblico più ampio, benché sempre di ultra-nicchia. A dispetto della sua semplicità “Conaffetto” è un piccolo gioiellino di equilibrio.
Prima del trattamento con azoto liquido prevalgono le note di mandorla dolce, mentre in seguito si accentua la gamma floreale. Il congelamento repentino spezza la struttura delle molecole che rilasciano così tutta la loro essenza; tornando a temperatura ambiente i legami si rinsaldano, ma l’amalgama conserva note inedite, che prima non si percepivano. “Conaffetto” sprigiona così una gamma più ricca di sentori, in particolare quelli esperidato-floreali del neroli. Un altro effetto dell’azoto liquido è quello di sublimare la composizione, ripulirla, conferirle una trama più sottile e quasi setificata.
“Conaffetto” è una fragranza a base oleosa, venduta in eleganti confezioni da 10 ml, chiuse in un sacchettino-bomboniera bianco. Un’originale alternativa al classico confetto.
Come tutti i profumi in olio, vive in dimensione privata, a stretto contatto con la pelle, così come il sapore di un confetto si sprigiona nella volta del palato e vive in questa intimità. Trovo però che “Conaffetto” avrebbe molto da raccontare anche come eau de parfum, trovando una strada aerea e socievole, omaggio allo strascico della sposa e alla festa nuziale.

Approfitto per chiacchierare tutto il pomeriggio con Hilde che ha molte altre novità in serbo. Picasso ha avuto il suo periodo blu, Hilde ha il suo periodo vaniglia.
Vani Choc” e “Vani Chic” sono due fragranze che combinano l’essenza del pregiato baccello con note esperidate. Ed è in arrivo un profumo di cui Hilde è particolarmente soddisfatta. Anche questa volta l’ispirazione viene dalle ricette di cucina e in particolare da un dolce inglese a base di vaniglia e rosmarino. Come mangiare l’arrosto insieme al dessert, direte voi. Ma se la combinazione non è un po’ folle, che Soliani è?
L’evento che attendo con più curiosità è la presentazione di alcuni video che Hilde ha realizzato di recente. Non mi stupisco di trovarla sempre pronta a lanciarsi in nuove avventure e a creare liaisons tra arte, cucina, profumeria e quant’altro le permetta di esprimere la sua indole vulcanica.

Vero Kern a Smell in Black

novembre 15th, 2010 - autore: Francesca Faruolo

Facendo seguito all’articolo precedente, ecco il video che riassume l’intervento di Vero Kern durante la serata inaugurale di Smell in Black, l’edizione autunnale di Smell Festival.
Dedicato a tutte le persone che avrebbero voluto partecipare ma non hanno potuto.

Largo ai profumetti!

novembre 7th, 2010 - autore: Francesca Faruolo

AndreaPlazzi-Elektra

Avevo promesso a me stessa che non avrei usato il composto aplologico che mi ronzava in testa da giorni. Ma poi – ahimé -  ho ceduto alla tentazione…
Di che cosa parlo? Ma di profumi naturalmente, e di fumetti. Ovvero dei “profumetti”.

Il primo esperimento mondiale (che io sappia) di questa fumosa abbinata si è svolto durante la giornata d’apertura di Smell in Black, l’edizione autunnale di Smell Festival da me curata insieme a Paola Goretti.
Protagonisti, il matematico Andrea Plazzi (marginalmente noto per la sua attività di editor e saggista, anche in relazione a Rat-Man di Leo Ortolani) e la creatrice di fragranze Vero Kern che si sono alternati nella presentazione di alcuni ritratti di donne forti e poco rassicuranti: le vamp, o femme fatale che dir si voglia. (continua…)